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mercoledì 15 ottobre 2008

Il Talmud - La Bibbia giudaica

Ecco cosa pensano i presunti "fratelli maggiori" dei cosiddetti "fratelli minori", che da minori si sono trasformati in minorati, giacchè non hanno capito proprio nulla della setta scismatica e razzista giudaica.


A completamento, cito il discorso che Gesù tiene ai Giudei a un certo punto:
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.
Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole,
voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. (Giovanni 8, 42-44)

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lunedì 25 febbraio 2008

Ancora sull'ambiguità giudaica

Negli ultimi anni del giudaismo, poco prima della venuta di Cristo, quando Roma ormai aveva soggiogato la Palestina, gli spiriti eletti (chiamasi cime a Napoli) della comunità ebraica si chiusero (è proprio un vizio questo loro, giacchè, come nota il chiaro Messori, gli Ebrei stessi crearono i ghetti, perchè i gentili puzzavano e puzzano) anche più tenacemnente nella fedele osservanza della Legge e nell'ansiosa attesa del Messia.
I capi dei sacerdoti, custodi ufficiali della tradizione religiosa, e gli scribi, interpreti autorizzati della Bibbia, interpellati da Erode (siamo nel Vangelo di Matteo, cap. II) a cui ricorsero i Magi per conoscere la località dove sarebbe nato il Messia, non mostrarono nessuna meraviglia della richiesta e risposero senza esitare, citando pure il profeta Michea.
Simone, uomo onestissimo e timorato di Dio che incontrò il Divin Figlio nel Tempio, con fede incrollabile e con assoluta certezza sperava la prossima venuta del Redentore.
Giovanni Battista si manifesta come un eccezionale penitente e predicatore, e il popolo pensa subito che lui è il Messia promesso. Il Sinedrio manda una deputazione di sacerdoti e di leviti a chiedergli se fosse egli il Messia.
Andrea, che insieme a Giovanni, spinto dal Battista, si era messo al seguito di gesù, incontrando suo fratello Simon Pietro, gli confida tutta la sua gioia, dicendo: "Abbiamo trovato il Messia!". Stesse parole di Filippo a Bartolomeo: "Colui, di cui scrissero Mosè nella Legge e i Profeti, l'abbiamo trovato: Gesù il Nazareno" (mi collego alle parole che Gesù stesso dice di sè in Gv 5, 45-47: de me enim ille (Mosè, ndr) scripsit.
La Samaritana lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?". (Gv 4)
E quella folla stessa che lo accoglie alle Palme e lo vuole crocifisso il Venerdì?
E quei sommi sacerdoti che tramano di attentare alla vita del Nazareno e di Lazzaro?
Trama da romanzo poliziesco, se non fosse che è già un film visto. E dimenticato dalle cronache accademiche.

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Una salvezza, una religione, un Dio

Per l'appunto. Pare invece che si voglia far credere che ci sia una via privilegiata di salvazione per gli Ebrei, i quali sarebbero esenti da ogni Redenzione; e non piuttosto dire e credere che i Padri veterotestamentari furono in realtà i primi "cristiani", poichè credenti nel Messia promesso e nella ricostituzione dell'ordine perduto nell'Eden. Genesi e Deuteronomio sono disseminate di fede "cristiana", poichè Abramo e Mosè sono ben consapevoli di essere passaggi di un percorso che consegnerà lo scettro di Giuda a colui a cui spetta.
E il monito di Gv 5, 45-47 è severo: Si enim crederetis Moysi, crederetis forsitan et mihi; de me enim ille scripsit.
Non cè spazio alcuno per divagazioni: l'ebraismo non esiste! La storia della salvezza è, nasce e si sviluppa come cristiana, come prefigurazione e tensione dinamica in Veritatem.
Io preferisco vederlo al contrario: l'ebraismo è il protocristianesimo.
E tuttavia, ritengo la nozione ebraismo tutta culturale e meramente politica; designa cioè non il popolo eletto (assunto smentito peraltro dalla genealogia matteana che annovera addirittura la moabita Rut; ma anche dalla stessa Genesi con l'insistenza sulla posterità e sulla universalità della salvezza, di cui è strumento o mediatore storico Abramo), ma una società che va configurandosi sempre più come nazione: appare quindi sempre più deformato il disegno divino primigenio di Redenzione in chiave nazionalista ed esclusivista.
L'elezione è la garanzia di una potestà, piuttosto che vocazione all'Eden perduto.
Nell'Apocalisse di Baruc e nel Talmud è presentata come imminente la venuta dell'Eletto di Dio che sbaraglierà i nemici d'Israele, a cui tutto il mondo dovrà sottomettersi.
Tacito scrive nelle sue Historiae:
Molti erano convinti che fosse scritto in antichi libri sacerdotali che intorno a quel tempo
(parla della distruzione di Gerusalemme, ndr) l'oriente doveva divenire potente e i giudei impadronirsi del mondo (Hist., V-13).

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Lo scettro di Giuda

Il problema che gli ebrei non capiscono minimamente è che loro sono traditori della promessa di Dio ad Abramo.
Cosa mai avrà promesso ad Abramo?
In ben tre riprese (Gen 12,1-3; 18,18; 22, 16-18) Abramo riceve la promessa esplicita e solenne che la sua posterità servirà da strumento o da mediatore della salvezza per tutti i popoli.
La promessa è relativa al peccato originale, cosa che gli ebrei hanno dimenticato totalmente; non si capirebbe altrimenti la loro avversione al Redentore, in favore di un Liberatore.
Dio sceglie questo patriarca giusto, saggio, che pur vivendo nella idolatra Ur dei Caldei, non ha perduto la fede nell'unico Dio.
La promessa sarà ripetuta a Isacco (Gen 26,2-5).
E ancora a Giacobbe. Questi ai suoi figli, a sua volta, dà una benedizione speciale, servando a Giuda il primato e la superiorità politica sulle altre tribù dei fratelli.
Questo suo dominio però cesserà al giungere del Messia, il Re per eccellenza a cui realmente appartiene la potestà e al quale sarà soggetto non solo Israele, ma ogni popolo:

Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli. (Gen 49,10)

Mi pare di capire che gli ebrei di millenni fa, erano cristiani!
Quelli di oggi, sono solo vezzose infiorescenze nazionaliste.
Il Cristianesimo, pur avendo un legame con l'ebraismo, NON trae origine da esso, nè è un suo sviluppo.

Aggiungo dell'altro ad onor del vero.
Il Messia, soprattutto sotto l'influsso della scuola farisaica dopo la cattività babilonese, fu concepito come l'eroe di uno strepitoso risorgimento nazionale e il suo regno fu deformato e ridotto a un regno puramente terreno e politico, che doveva coincidere col predominio di Israele sugli altri popoli, costretti a servire e riverire. Insomma, questo nuovo regno avrebbe superato in splendore e potenza quello di Davide e di Salomone, e avrebbe addirittura restituito la felicità goduta dai nostri progenitori nell'Eden.
La figura del servo di Jahvè, umiliato e suppliziato per redimere gli uomini, siccome era sgradita all'orgoglio nazionale, venne lasciata in ombra, robetta da scaffali polverosi di qualche bibliotecario amatore.
Alla completa deformazione del messianismo. contribuì pure la letteratura apocrifa: scritti composti nei secoli II e I a.C. a imitazione delle autentiche Scritture e spacciati come autografi di qualche personaggio illustre come Adamo, Enoc, Mosè, Elia...
Specialmente nei Libri Sibillini e nei cosiddetti Salmi di Salomone si scorge come le speranze messianiche siano state deliberatamente imbellettate.
L'orgoglio razzista, sì, razzista, accentua in quei testi apocrifi l'aspetto tutto temporale e glorioso del Messia e ne ignora i dolori, le umiliazioni e la prefigurazione veterotestamentaria.

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