martedì 16 settembre 2008

Strani jovanotti

L'ipocrisia sembra la cifra smaccata di questo maleodorante e rutilante mondo di cartongesso, dove si assiste al matrimonio religioso di un tizio, cantante e militante comunista di professione, che in un suo testo scrive:

Io credo che a questo mondo
esista solo una grande chiesa
che passa da CHE GUEVARA
e arriva fino a MADRE TERESA
[...
]
arriva da un prete in periferia
che va avanti nonostante il Vaticano

A parte l'irriverente paragone tra un terrorista e Madre Teresa, ma quel che più risalta, è lo sberleffo che il signorino tenta rivolto alla Santa Madre Chiesa e alla Sede Apostolica.
Il signorino oggi sposa una convivente che sfoggia un Roberto Cavalli; lui stesso è in frac e tuba e con una sfavillante Mercedes Classe S; lista invitati da reboante evento patinato, con annessa scenografia da fotoromanzo. Insomma, la febbre del fetido moralista prende tutti, soprattutto i novatori delle magnifiche sorti e progressive.
La verità è che tutti son froci, ma col culo degli altri. Chi vuol intendere, intenda...

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venerdì 29 agosto 2008

Juno e il possibile ciclone etico

Film disossante questo Juno, almeno per quanto è concesso di capire ad un polveroso reazionario come me.
Uno di quei film che tranquillamente ti vedresti munito del solito kit cinefilo di popkorn e cola, magari a fianco della tua ragazza, ma che alla fine rischia di farti andare di traverso la commediola sdolcinata che intanto ti saresti figurato in quella mente da smagato borghesone modernista, imbevuto di slogan, di sussiego e di futurista panglossismo. Ma...
Fare i conti con Juno è come depilarsi ad ogni sequenza di immagini e soprattutto ad ogni passaggio dei dialoghi (davvero apprezzabili), perchè la ghiandola pilifera che le sferzanti parole di strada di quella deliziosa ragazzina vanno a colpire, consta di sedimentati strati di omologazione culturale ad una ideologia che esclude, o meglio, reclude il miracolo della vita nella sfera delle cosiddette "scelte personali", al pari di una t-shirt rossa o blu, di un ceesburger con o senza cipolla.

Val il piacere di vederlo questo filmetto tanto scomodo per l'internazionale femminista quanto apprezzato dalla gente comune che non comprende come si possa mettere sul giornale annunci su "come avere bastardi, al pari di pappagalli e iguane".
Juno è semplicemente una ragazza che dice NO all'aborto!
E non si sopporta che una donna possa decidere e aprire, contrariamente, al possum, al volo. Giustappunto la volontà di questa ragazzina è il perno del film, atto espressivo di una tale potenza antropologica che lascia sgomenti famiglia e amici, rifiutando il raschiamento in una clinica femminista che sa di "anticamera di dentista" con nevrotiche vittime-pazienti, e dove le viene offerto, a conferma del nesso taciuto tra contraccezione e aborto, un preservativo al lampone affinchè il pisello sappia di crostata. Juno trova una coppia disposta ad allevare il suo "fagiolo" tra gli annunci, vicino la sezione "uccelli esotici". Dopo tutto bisogna solo "spremere e fare uscire il fagiolo"...
Juno è piccola, non ancora pronta per la maternità perchè "bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi": ma la sua opzione di libertà non si esercita nella negazione della vita.
Il film riesce ad essere non già un banalotto compromesso laico, ma, a mio parere, una piattaforma di partenza piuttosto.
Meglio la modernità sublime della ruota del convento medievale, meglio darlo in adozione dopo averlo fatto, il pesciolino. E' lo scacco inaspettato giocato al veterofemminismo, lo sberleffo, il pernacchio sonoro ai tumulti chiassosi dei professionisti della piazza che agitano paroloni di cui non ne conoscono nemmeno il senso. E sì, perchè quando un tecnico ecografo si improvvisa consulente morale di una adolescente, è come ammettere plausibile che un tecnico delle unghie si occupi di teologia. E nel film, questa mia deformazione, è espressamente emendata dalla matrigna di Juno.
Tutto si può fare, nel tempo in cui si è liberi di scegliere, tranne uccidere i bambini nel seno delle loro madri. E una società che civile voglia definirsi, con quale credito morale si presenta agli occhi delle sue varie componenti umane se considera più dignitoso salvare il Panda o il Gorilla, tutelare la biologicità del pomodoro San Marzano
dell’agro sarnese quando vuole trasformare l'utero della donna nel più grande laboratorio del III millennio?
La chiave della storia è il "no, grazie" all’aborto. Deciso così, con la leggerezza di un passo esistenziale qualunque, ma dovuto a qualcosa di misterioso, una sorta di eleganza dello spirito, un tributo spontaneo all’amore e alla responsabilità. Però, ecco la sorpresa modernissima e anche antichissima, degna, come detto, della vecchia ruota del convento ma nelle forme del XXI secolo, quel no è compatibile con il rifiuto della modernità. Per Giove!
I ragazzi pare siano costruiti per fare sport, per consumare immagini, per fidanzarsi e sfidanzarsi a caso, non sanno letteralmente che cosa nella loro esistenza superi la dimensione dell’ormonale, la piattezza dei desideri senza molta speranza. Le loro pulzelle fricchettone invece la sanno lunga, e il film parla alle donne e solo a loro: sono ciniche quanto basta per sembrare credibilmente un pezzo di realtà e di società. Hanno il sogno incorporato nella loro natura umana creaturale, danno vita al mondo, senza se e senza ma.
Juno parla del vero potere femminile, che è un’alleanza di natura e cultura anche inconsapevolmente vissuta, un’allegria di vivere che trionfa non appena si spegne, nella fila alla clinica dove le vecchie generazioni di donne avvilite dall’ideologia si grattano, si graffiano e si maltrattano, la coazione a odiarsi e a mutilarsi dell’altro-da-sè.

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giovedì 14 agosto 2008

Famiglia s-cristiana

In questi giorni infuria la polemica su Famiglia Cristiana.
Il Direttore della Sala Stampa Vaticana, Padre Lombardi, fa sapere che Famiglia Cristiana non ha nessun titolo per rappresentare la posizione della Santa Sede e della CEI.
Era ora.
Meglio che non intraprenda la disamina delle autentiche porcate teologiche scritte negli anni da questa rivista da spiaggia nudista, visto che, comunque, i culi ce li ha già inseriti ufficialmente da Novembre 2005. Anche la "famiglia cristiana" ha un culo. Che mondo eccezionale!
Il culo "Cristiano" ce lo abbiamo già. A quando la gnocca "Benedetta"?
Ma veniamo a noi e ad una breve riflessione (correrei il rischio di infestare anche questo santo angolo di buon senso editoriale).

Questa rivista, che troneggia sui tavolini delle nostre parrocchiette, spacciata come "cattolica" ma che di cattolico non ha niente se non il culo (questo sì, molto cattolico!), ha trasformato (ma forse è stato sempre così) le sue pagine in falci e martello da ideologismi della sinistra castrista. Per non parlare delle fregnacce dei vari teologi che si aggirano per la rivista (come Falsini) o di presunti abati (e chi lo ha mai benedetto?), come Enzo Bianco, di presunte comunità monastiche (con quale approvazione pontificia e quale inquadramento canonico?). E' una rivista da buongustai dell'incontinenza verbale e della ciarla luogocomunista. Rivista da compagnucci della parrocchietta, da rivoluzionari conciliaristi alla Melloni, da democristiani alla Dossetti.
Un tipo di cattolicesimo con tanta panna e miele, il volemose bene cartaceo del cattolicesimo militante che fa soldi a palate con la boutade della solidarietà e del volontariato (questo tipo di cattolicesimo è stato il primo a capire che il cosiddetto volontariato è la porta di servizio per entrare nel mercato affarizio delle clientele e dei "piazzamenti" sociali; tanto è vero che la sinistra, che fessa non è, ne fa il verso e cerca di accaparrarsi il mercato immigratorio e sociale con le coop).
Il direttore della (ex) mite rivista dei Paolini ha capito che se continuava a servire camomilla, forse sarebbe riuscita a garantirsi il mercato delle perpetue e dei don Abbondio, ma avrebbe dovuto attrezzarsi a essere venduta non solo nelle chiese ma anche nelle cappelle cimiteriali.
E allora si mette a fare il politicante e il maestrino.
Quando c’erano in ballo i Pacs, le unioni di fatto, chiamate in Italia "Dico", Famiglia cristiana intervistò per due pagine la Bindi che difendeva le sue idee pro-Dico, e diede dodici righe al Papa che li scomunicava. Titolo di copertina ambiguissimo: "Meno Dico e piú famiglia". Si deve pur galleggiare. Semmai è su posizioni di etica sociale che Sciortino può traballare. Non per la politica...
Con il suo azzeccagarbugli e compagno di merenda, il gesuita Bartolomeo Sorge (da cui l'autore di questo blog attende ancora una risposta alla polemica personale su alcune questioni dottrinali), spara a zero sempre sul Berlusca e le politiche "reazionarie" italiane, forse per conservare il suo posto di direttore: basta urlare e si conserva il posto, per la nota attitudine vaticana a evitare gli scandali...
Insomma, Don Sciortino meriterebbe che il tavolo delle sue cartuccelle prodiane gli fosse tirato in testa da quell'energumeno reazionario di nome Camillo. Prete almeno quanto lui.


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